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Ali_in_Ozz
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Tristezza
29 novembre 2020

L'innocente colpevole

Immaginate di conoscere una persona che per tutta la sua vita è stata criticata per i suoi modi di fare, comportarsi, agire e parlare. Qual è il primo istinto che nasce dentro di voi? Immagino cerchiate di empatizzare con lei, di farle capire che non c'è nulla di male nel suo essere sé stesso/a. Probabilmente penserete anche che essere presi di mira solo perché si possiedono determinate caratteristiche è vile e meschino, ed è per questo che volete di essere dalla loro parte: nessuno apprezza essere criticato per quello che si è. Ma quando la vittima si trasforma in bullo? Allora cosa fareste? Cerchereste ancora di empatizzare con lei? "Ha sofferto abbastanza, non è giusto criticarla altrettanto. L'ho difesa e sono rimasta dalla sua parte finora." "Sarà solo per sfogarsi, poi le passerà." "Non intendeva dire quello che voleva dire, lascia perdere e non dare peso alle sue parole." Questo non è terapeutico. Accettare le scelte presenti basandosi sul passato non lo è. Diventare l'oggetto di sfogo di qualcuno non lo è. Sminuire il peso delle parole dette per ferirti non lo è. Tutto questo è tossico. Questa, a mio parere, è la stessa forma di abuso che continua, che si perpetua nel tempo e che consuma sia chi la mantiene che per chi la subisce.

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